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Scritto da Giovanni
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mercoledì 19 ottobre 2005 |
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La situazione in Europa
OLANDA - Dal 2004 via libera anche per i bambini
L’Olanda è il primo Paese al mondo che ha regolato l’accesso all’eutanasia nel 2002. Già l’anno precedente, comunque, l’eutanasia aveva goduto di una sorta di depenalizzazione di fatto. Il Parlamento dell’Aja aveva infatti riconosciuto valore legale alla liberatoria dei pazienti, un provvedimento che aveva reso praticamente impossibile infliggere qualsiasi condanna ai medici che avessero rispettato determinate condizioni. Il 30 agosto 2004 sull’eutanasia è caduta anche l’ultima barriera. La clinica universitaria di Groningen ha ottenuto infatti il via libera delle autorità giudiziarie anche per i pazienti sotto i 12 anni vittime di malattie incurabili che procurano «sofferenze intollerabili». È un rigido protocollo a stabilire le procedure che debbono essere seguite dai medici e a indicare le patologie per le quali è possibile procedere. Oltre all’assenso dei genitori (la cui richiesta d’intervento deve essere «esplicita, ragionata e ripetuta»), è necessario il parere unanime di tre medici nonché il nulla osta di un medico «indipendente». Dopodiché è la magistratura a valutare, entro tre mesi, se la richiesta può essere accolta e verificare che non vengano commessi abusi. Il dottor Eduard Verhagen, direttore della clinica universitaria di Groningen, ha spiegato di essersi battuto per l’approvazione della legge che autorizza l’eutanasia anche sui minori di 12 anni perché «la sofferenza non è un’opzione praticabile». Secondo Verhagen sono una decina i casi di eutanasia sui bambini attuati in Olanda negli ultimi dodici mesi. Paolo M. Alfieri
GRAN BRETAGNA - S’infiamma la Camera dei Lord
 L’eutanasia alimenta polemiche anche in Gran Bretagna. La Camera dei Lord sta discutendo una legge proposta da Lord Joffe già un anno fa e poi bloccata dalla fine della legislatura, che permetterebbe l’eutanasia in Gran Bretagna. Il provvedimento «permetterebbe ai medici di prescrivere dosi di medicine fatali a quei malati terminali che lo richiedono e che ne siano coscienti», ha sottolineato Joffe. Il dibattito non si concluderà prima della fine del mese e sta infiammando la Camera, ma il lord sta già considerando la possibilità di un ulteriore emendamento che solleverebbe i medici dall’obbligo di somministrare la sostanza letale. Secondo la proposta esaminata dalla Camera, i medici dovrebbero fornire al malato terminale la ricetta della medicina mortale ma lasciare a questo la decisione di quando e come prenderla. Secondo quanto sancito dalla proposta, «è dunque giusto offrire a un adulto mentalmente competente e malato terminale che ha chiesto insistentemente di morire, l’assistenza medica per poterlo fare». È ancora difficile capire se e quando la proposta diventerà legge ma è evidente che una parte dell’opinione pubblica si sta spostando a favore dell’idea del suicidio assistito, influenzata anche dalla British Medical Association, l’associazione che raccoglie i medici britannici, che ha deciso di appoggiare la campagna per l’introduzione del suicidio assistito. Lunedì scorso in un documento congiunto i leader delle varie fedi religiose in Gran Bretagna hanno condannato la proposta di Lord Joffe chiedendo che venga bocciata.
Elisabetta Del Soldato
BELGIO - Ok ai 15enni purché «emancipati»
 La legge belga consente l'eutanasia a condizione che sia praticata da un medico su richiesta «libera da pressioni esterne, deliberata, ponderata e ripetuta» da parte di un paziente, che dev’essere maggiorenne o minorenne «emancipato» di almeno 15 anni, capace di intendere e di volere. Se il medico rifiuta, deve comunicare il dossier sanitario a un collega scelto dal paziente o da persona di fiducia di quest’ultimo. Il medico informa il paziente della situazione, spiega le possibili cure palliative e deve arrivare con il paziente alla convinzione che non c’è altra «soluzione ragionevole». Inoltre la malattia dev’essere «grave e incurabile» e provocare «sofferenze fisiche e psichiche non sopportabili e non evitabili». Se la fase non è terminale, il medico deve consultare un collega specialista, e la domanda del paziente va fatta per iscritto. Nel caso in cui il paziente non sia in grado di esprimersi, vale una domanda scritta in precedenza davanti a testimoni, meno di tre anni prima. Una volta compiuta l’eutanasia, il medico consegna a una Commissione di controllo composta da 16 membri (medici, giuristi e quattro provenienti da ambienti legati alla problematica di pazienti incurabili) un documento sulle circostanze in cui l’atto è stato compiuto. La Commissione valuta e si pronuncia entro due mesi: se non meno di 11 membri ritengono che la legge non sia stata rispettata, il medico viene denunciato alla magistratura.
f. ser
ITALIA - Sei le proposte presentate alla Camera e al Senato Al Parlamento italiano sono state presentate sei proposte, già assegnate alle commissioni competenti ma finora mai esaminate. Due di esse mirano a normative che la proibiscano più esplicitamente: quello della Lega, presentato alla Camera, e quello di iniziativa di senatori del centrodestra, che reca la prima firma dell’udc Leonzio Borea. Tale proposta punta a precisare l’articolo 50 del codice penale, onde, appunto, rendere più chiaro il divieto di eutanasia. A Palazzo Madama, esponenti di tutti i partiti dell’Unione hanno presentato un disegno di legge per depenalizzare l’eutanasia. Primo firmatario è Alessandro Battisti della Margherita. Alla Camera le proposte sono tre. Tutte hanno come primo firmatario Giuliano Pisapia (Rifondazione). Una di esse è sottoscritta, oltre che da deputati del centrosinistra, anche dai parlamentari azzurri Isabella Bertolini, Luigi Cesaro, Giorgio Lainati, Carlo Taormina, e dagli esponenti di An Gian Paolo Landi di Chiavenna e Giulio Maceratini. «La dignità del morire – afferma la relazione introduttiva – è un diritto che la presente proposta di legge si propone di far diventare un diritto acquisito». Pisapia si è assunto il ruolo di battistrada in Parlamento: una proposta che reca unicamente la sua firma è la prima in questa legislatura, ma forse allora ritenne opportuno adottare un eufemismo diverso da quello della «dolce morte», imitando la legge sull’aborto: «Disposizioni in materia di interruzione volontaria della sopravvivenza». Intanto in commissione Igiene e Sanità del Senato ha concluso il suo iter il disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Un testo che in alcuni punti suscita perplessità a riguardo di interpretazioni che possano aprire la strada ad altre problematiche. Per esempio non è specificato che l’alimentazione e l’idratazione del paziente sono sempre dovute. FRANCIA - Riconosciuto il diritto a «lasciar morire» Nessun margine per l’eutanasia attiva, ma sempre più spazio a quella passiva col riconoscimento del cosiddetto «diritto a lasciar morire». È il senso della nuova legislazione francese «sulla fine della vita» approvata nel 2004. «Far morire», cioè provocare la morte di un paziente con qualsiasi strumento, resta un delitto soggetto a pesanti pene. Ma il testo recita che se il malato cosciente «in fase avanzata o terminale di un’affezione grave e incurabile (…) decide di limitare o di arrestare ogni trattamento, il medico deve rispettare la sua volontà, dopo averlo informato delle conseguenze della sua scelta». Nel caso di un paziente in fin di vita ma incosciente, il medico «può decidere di limitare o arrestare un trattamento inutile o impotente nel migliorare lo stato del malato» dopo un iter che prevede la consultazione di un collegio speciale all’interno della struttura sanitaria e poi quella dei familiari e di eventuali disposizioni scritte lasciate dal malato. La legge si oppone all’accanimento terapeutico, definito un trattamento «perseguito con un’ostinazione non ragionevole, quando non esiste alcuna speranza di migliorare lo stato della persona ed esso produce un prolungamento artificiale della vita». Se un malato non in fin di vita rifiuta una cura, il medico curante può soltanto consultarne un altro e ribadire con quest’ultimo al paziente i rischi che corre. Ma non può opporsi alla volontà del paziente. La nuova legge rafforza anche il ruolo della «persona di fiducia» scelta dal paziente in previsione di una perdita di coscienza. Il giudizio di questa persona «prevale su qualsiasi altro parere non medico».
Daniele Zappalà
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